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 Settembre » La parola ai nostri lettori 

LETTERE


LA TESTIMONIANZA
Ho imparato dal mio prete a fare comunità

Sostengo i sacerdoti perché ho la fortuna di avere un bravo parroco. Ogni giorno trova spazio per tanta gente, e anche quando è stanco, magari con una battuta, ma rende fresche anche le cose ripetitive. Il suo modo quotidiano di testimoniare il Vangelo mi ha mostrato che credenti e sacerdoti incontrandosi possono far succedere qualcosa di nuovo, possiamo dare vita a realtà che sono ‘lampada sul lucerniere’ e illuminano anche da lontano. Se questo succedesse in tutte le chiese vorrebbe dire in tutta Italia. Non è poco. A partire da questa novità di vita ho sentito anch’io il bisogno di cambiare, di impegnarmi per quello che posso, trovando il tempo per chi ha bisogno. Vorrei che la mia parrocchia fosse sempre più, per tutti, per i giovani come agli anziani, un luogo per aprirsi e mettersi in gioco, in cammino dietro a Gesù.

Il lavoro dei nostri preti, se davvero vogliono essere bravi preti, aperti allo Spirito, è perciò pesante e commovente. Hanno compiti sacri, quelli della Messa, dei sacramenti, dell’insegnamento continuo del Vangelo che fa da ricostituente della fede lungo la nostra vita. Poi i compiti educativi e quelli della carità, insieme a noi. E quando pensano di aver finito, ci sono quelli dell’amministrazione parrocchiale. Non devono essere lasciati soli a portarli avanti, perché fanno parte dell’identità del sacerdote. Un bilancio parrocchiale ben fatto e ben spiegato testimonia serietà, fa vedere che il prete è il primo a vivere quel che predica, e così ci spinge a fare la nostra parte, offrendo per le necessità parrocchiali e anche per tutti gli altri sacerdoti.
Perché solo se viviamo il cristianesimo agendo in prima persona, tutto quello che è stato messo in comune va a buon fine. Una comunità parrocchiale che sa da dove vengono i fondi per i progetti che cambiano le cose, diventa dinamica, ognuno si fa avanti. Vedere comunità così, diventare comunità così, è il frutto migliore che nasce del sovvenire.
Stefania Donegani
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IL RICORDO
Don Giacomo, “la vita è fatta per condividere”

Vorrei ricordare un sacerdote speciale, scomparso nel giugno scorso a 86 anni, don Giacomo Rossi. Ha donato tutta la sua esistenza a Dio e ai poveri alla Caritas diocesana di Perugia, di cui è stato fondatore, aprendo il centro ascolto, servendo e spendendosi per gli studenti migranti, i detenuti, per gli anziani soli, i disabili. A ripercorrere la sua vita, sembra di scorrere un Vangelo aperto. Ringrazio Dio per averlo conosciuto e per quello che ho imparato dal suo sempre coraggioso ‘condividere’.
Giuseppe Capecci
 
 


Grazie anche a...
Don Luigi Dal Bello di Monastier di Treviso (Treviso), Elisabetta Sartore Petrin di San Martino di Lupari (Pa-dova), Salvatore Luigi Collu e famiglia di Sassari, Pietro Sanarica, la famiglia Marzotto di Milano, Stefania Santaquilani, don Luca Meacci, parroco di Santa Maria Regina, a Reggello (Firenze), Giancarla Zeni, Antonio Gentilini di Roveredo in Piano (Pordenone), Giacomina Perottoni di Trento. Una preghiera per Gaetano Veronesi di Milano, don Giampietro Cecchinello, don Alighiero Dalle Pezze e per tutti i donatori che sono tornati al Padre.
 
 
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